14/01/2025
Sant’Antonio e la fine dell’inverno
Con la festa di Sant’Antonio, da sempre, hanno inizio i riti legati alla fine dell’inverno e del ritorno al lavoro nei campi.
Nell’antichità pagana, alla fine di gennaio si indicevano le Ferie sementine durante le quali si procedeva alla lustrazione dei campi e dei villaggi, e si offriva a Cerere e a Terra una pozione di latte e mosto cotto, detta burranica, sacrificando loro una scrofa gravida accompagnata dalla usuale offerta di farro, mentre le giovenche, adoperate nei campi, venivano inghirlandate e lasciate in riposo.
Nel calendario odierno ritroviamo in questo periodo molte feste e cerimonie che sotto il velo del Santo hanno una funzione lustrale e fecondante. La più importante, perché ingloba tutte queste funzioni rivelando i legami sotterranei con varie tradizioni precristiane, è quella di Sant'Antonio abate che cade il 17 gennaio.
Il patriarca del monachesimo non è una figura leggendaria: è realmente vissuto in Egitto il terzo ed il quarto secolo dell’era cristiana. Tuttavia, le leggende e le usanze connesse alla sua festa dipendono non tanto dalla sua figura storica di uomo di preghiera, di anacoreta e di direttore d'anime, quanto alla collocazione calendariale. Sicché sant' Antonio ha assunto a poco a poco le funzioni di divinità pagane.
D'altronde nella storia dell'evangelizzazione è sempre successo che i convertiti trasferissero all'interno della nuova fede usanze e «riti» della precedente, perché si trattava di tradizioni cui non potevano rinunciare, pena la perdita della loro identità. E infatti ancora oggi si benedicono il 17 gennaio gli animali domestici sul sagrato delle chiese dedicate al santo, e fino a qualche decennio fa era pure diffusa l'usanza di offrire doni in natura ai sacerdoti che a loro volta distribuivano immagini di sant' Antonio da appendersi come amuleti nelle stalle.
Un'altra usanza di derivazione pagana è la preparazione di un dolce benedetto che viene poi dato a uomini e animali malati perché sant' Antonio, che resistette alle tentazioni, è considerato il vincitore del male. Sant' Antonio è considerato anche il guaritore dello herpes zoster, ovvero il cosiddetto «fuoco di sant' Antonio». Gli agiografi cristiani collegano a questa funzione l'usanza di incendiare nella notte che precede la festa grandi cataste di legna, dette «falò di sant' Antonio», le cui ceneri sono considerate amuleti. Il fuoco in questo contesto ha una funzione purificatrice, brucia ciò che resta del vecchio anno, compresi i mali e le malattie. Ma la spiegazione che ne viene data popolarmente è un'altra, legata alla leggenda: sant' Antonio sarebbe il padrone del fuoco, compresa quella sensazione di bruciore dello herpes zoster; e addirittura avrebbe la funzione di custode dell'inferno: ingannerebbe i diavoli sottraendo loro alcune anime non meritevoli delle fiamme eterne. E che dire del maialino raffigurato sempre accanto al Santo? Già si è spiegato come molte cerimonie agricole di lustrazione dei campi e di purificazione degli animali, tipiche del mese di gennaio nella Roma antica, si siano trasferite alla festa di Sant'Antonio. Anche il maialino, attributo della Grande Madre Cerere, è una prova di questi fili sotterranei che legano passato e presente. Il cinghiale era anche l'attributo di un dio celtico rappresentato come un giovane che porta in braccio l'animale. Secondo alcuni studiosi, questo dio-cinghiale era il simbolo di Lug, rappresentato anche come dio-cervo e dio del gioco o della divinazione. Lug era colui che risorgeva assicurando la resurrezione dell'uomo e il ritorno della primavera, della «luce» a ogni anno: dunque garantiva il ritorno di fecondità e di nuova vita.
Angelo Bolzani